Cronache dal congresso neve e valanghe – giorno 5

Breckenridge, CO – Venerdì 7 ottobre 2016

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Senza dubbio la direzione di provenienza della tempesta di vento che ha flagellato le Swalbard Islands, prima che la valanga si abbattesse sul villaggio di Longyearbyen, è stata eccezionale. Verrebbe però da dire che “tutto il mondo è paese” osservando come dalle dettagliate analisi ex-post si evince che gli studi del Norvegian Geographical Institute non avevano supportato la scelta dell’amministrazione locale nella decisione di costruire abitazioni nel sito travolto.
Numerose relazioni, in questo quarto e ultimo giorno di lavori all’International Snow Science Workshop, riferiscono di come le istituzioni provvedano con opportune installazioni e programmi di sorveglianza e bonifica a garantire la pubblica incolumità nei siti antropizzati minacciati dal potenziale distruttivo di una valanga. Siano esse strade, ferrovie, comprensori per attività ricreative sulla neve o come nel caso citato, nuclei abitati permanentemente.
Prevedere con accuratezza il grado di pericolo che si dovrà affrontare è pertanto una necessità cruciale. Nonostante si siano consolidati progressi inimmaginabili, dalla costituzione dei primi servizi di previsione, gli addetti ai lavori sono pienamente consapevoli del bisogno di continuo miglioramento. E per sapere dove e come modificare, si deve conoscere cosa e quanto non funziona “al massimo”. È a questa esigenza a cui cercano di dare risposta alcuni studi che, sulla base di dieci situazioni codificate, hanno messo a confronto l’esito formulato da 68 previsori (basati in Canada, Stati Uniti e Nuova Zelanda) e specificamente invitati ad esprimersi a fronte dei medesimi dati disponibili. I risultati della ricerca indicano che per nove dei dieci scenari sottoposti, la differenza nei gradi di pericolo previsti era di almeno tre livelli. E non sempre in favore di sicurezza!
Un metodo per indagare il problema della rappresentatività del grado di pericolo previsto a scala sinottica (i.e. per un’ampia regione del territorio) rispetto a quello constatato a livello locale (i.e. nella singola valle, versante o pendio) è stato messo a punto all’istituto svizzero SLF. Attraverso le segnalazioni raccolte a fine giornata da un selezionato campione di praticanti sul terreno (per lo più guide alpine), una mappa mette graficamente a confronto il grado diramato ufficialmente e quello indicato post hoc per le regioni interessate. Interessanti sviluppi futuri saranno necessari per discriminare, a fronte delle distonie rivelate, quali effettivamente siano da ascrivere ai previsori, quali ai verificatori, una volta bonificati i giudizi da eventuali bias individuali.
L’ISSW si svolge con frequenza biennale, e pertanto, prima della prossima ondata di interessanti informazioni da comprende, meditare e diffondere, ci sarà tempo per approfondire una selezione di argomenti che, riprendendo il motto della conferenza: “l’unione della teoria con la pratica”, gravitano nella seconda sfera e interessano da vicino tutti i praticanti sportivi.


L’incertezza è un segnale di umiltà
e l’umiltà è semplicemente la capacità o la volontà
di imparare.
Charlie Sheen

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