Cime a Milano – 3, 4 e 5 novembre 2016

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In occasione del suo 50° anniversario, il Servizio Valanghe Italiano sarà presente alla manifestazione “Cime a Milano: incontro con la montagna tra sogni e opportunità” che si terrà presso l’Università degli studi di Milano in via Festa del Perdono, 7 a Milano. L’evento, organizzato dall’Università della Montagna – GeSDiMont (Centro d’Eccellenza dell’Università degli studi di Milano) e dal Club Alpino Italiano, si svolgerà il 3, 4 e 5 Novembre 2016 nella prestigiosa cornice dell’edificio rinascimentale “Ca’ Granda” opera dell’architetto Filarete ed oggi sede centrale dell’Università.

Venerdì 4 novembre 2016

15.30 – 15.45
Introduzione del Presidente del Servizio Valanghe Italiano

15.45 – 16.45
“Sonda e spala! Una prospettiva per interventi di autosoccorso in valanga più efficaci”
A cura di Davide Rogora (Commissario SVI)

16.45 – 17.15
“Verifica della resistenza del manto nevoso con sonda digitale”
A cura di Mariano Melloni (Commissario SVI)

17.15 – 18.30
“Valanga a lastrone: il prima e il dopo”
A cura di Mauro Mazzola (Direttore Scuola Centrale SVI)

Sabato 5 novembre 2016

9.30 –  12.00
Tavola rotonda:
“Valanghe, ieri oggi e domani: 50 anni di previsione, prevenzione e gestione del rischio”

Moderatore:
Davide Marta (Direttore di Ski-alper e Race Ski Magazine)

Partecipanti:
Cap. Renato Cresta (Nivologo di fama internazionale ed Esperto Neve e Valanghe)
Igor Chiambretti (Direttore Tecnico AINEVA)
Maurizio Lutzenberger (Soccorso alpino CNSAS)
Mauro Mazzola (Direttore Scuola Centrale SVI)
Leonardo Sala (Presidente SVI)

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ICAR convention 2016: i lavori continuano

Borovets, Bulgaria – 20-21 ottobre 2016

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I lavori della convention stanno proseguendo con l’analisi degli incidenti da valanga registrati nel 2015/2016. Sono state illustrate relazioni con specifico riferimento ad incidenti avvenuti in Francia, USA, Italia, Norvegia, Svizzera, Slovacchia e Polonia. A seguire è stata presentata un’interessante analisi statistica del quadro completo degli incidenti da valanga su tutto l’arco alpino nel periodo in esame.
Particolare attenzione è stata dedicata al tema degli incidenti subiti da persone munite di dispositivi air-bag: sono state evidenziate le cause dei decessi causati dai traumi subiti, dal difettoso funzionamento dell’air bag oppure dalla sua esplosione o danneggiamento in valanga. I lavori sono proseguiti trattando in maniera approfondita il tema del sondaggio organizzato.

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La prima parte della giornata di venerdì è stata dedicata ad un lavoro congiunto Commissione Valanghe e Commissione Medica. Sono stati presi in considerazione gli incidenti da valanga in Austria e Svizzera, i trattamenti medici, le percentuali di sopravvivenza, i fattori di sopravvivenza e la grande importanza che hanno avuto le sacche d’aria. E’ stato affrontato il rapporto tra ipotermia e temperatura esterna, la relazione tra asfissia/trauma/ipotermia, il problema del corretto controllo della temperatura corporea del sepolto, la relazione tra temperatura esterna e temperatura corporea.Successivamente viene trattato il tema della Strategia d’intervento in valanga e del triage.

Viene presentata la Monte Carlo Simulation, una simulazione che prevede una serie di ipotesi di scenario concatenati quasi a ricordare un diagramma di flusso.
Nella discussione viene evidenziato il problema dello scostamento tra una situazione da laboratorio e una situazione reale, e quindi la necessità di una corretta valutazione dell’efficacia dell’efficienza della simulazione.
A questo punto si torna in sessioni separate e la Commissione valanghe si focalizza nuovamente sul tema del sondaggio e scavo e sull’opportunità di un protocollo comune.
Nel pomeriggio, in plenaria, sono stati presentati due casi di soccorso. Un primo caso (arrampicata sul ghiaccio al circolo polare) dove i soccorritori, per soccorrere i ghiacciatori (senza ARTVA) investiti da una valanga in una situazione di pericolo molto elevato, hanno dovuto operare in una situazione di alto rischio.
I soccorsi sono durati cinque giorni utilizzando anche l’elicottero.
Le questioni poste dal relatore sono state fin dove i soccorritori possono arrivare in termini di rischio, quanto tempo e quanto denaro si è disposti a mettere in bilancio, come affrontare il mancato utilizzo degli ARTVA da parte dei sepolti.
Un secondo caso “Scoop and run”, dove il personale medico ha dovuto decidere di saltare la fase del trattamento di primo soccorso e trasportare il traumatizzato immediatamente in ospedale. Il caso ha evidenziato quanto fosse delicata e soggetta a condizioni particolari la decisione assunta dal medico soccorritore.
La sessione in plenaria si è conclusa con la presentazione di una modalità di intervento in valanga in una situazione molto pericolosa dove i soccorritori operavano messi in sicurezza con corde ancorate a un elicottero in hovering.
La giornata si è chiusa con una dimostrazione in ambiente del soccorso alpino bulgaro (soccorso di persone bloccate su seggiovia e ricerca unità cinofile). Sabato è in programma una giornata in plenaria e la chiusura del congresso.

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International Commission for Alpine Rescue convention 2016

Borovets, Bulgaria – Mercoledì 19 ottobre 2016

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È iniziata a Borovets in Bulgaria la convention della International Commission for Alpine Rescue (ICAR). II Servizio Valanghe Italiano, in qualità di membro, è presente a questo importante momento di condivisione e confronto per contribuire in particolare a tutti gli argomenti sviluppati nella Avalanche Rescue Commission. Notevole, anche quest’anno, la partecipazione all’evento, partendo dagli Stati Uniti fino al Giappone passando per tutti i paesi rende quest’occasione un importante aggiornamento su scala globale in tutti gli ambiti della sicurezza in montagna.
La prima giornata è stata dedicata completamente alle prove pratiche svolte sul campo per verificare le tecniche, proporne di nuove e affinare quelle già collaudate. Il tema conduttore della giornata è stato incentrato sugli incidenti in valanga. Le stazioni su cui si sono esercitati e confrontati i delegati delle associazioni e gli enti rappresentati hanno riguardato: l’autosoccorso in valanga (tre soccorritori per volta si sono cimentati in una ricerca di cinque sepolti, di cui due senza ARTVA, in un tempo massimo di cinque minuti), una serie di approfondimenti di ogni singola fase della ricerca, gli aspetti legati alle misure di sicurezza quali Group Check ad inizio gita, le strategie di sondaggio con particolare attenzione al sondaggio slalom, le raccomandazioni legate all’acquisto degli apparecchi ARTVA che sono in commercio, le problematiche conseguenti alle interferenze con altri apparecchi elettronici/metallici, l’utilizzo e l’applicabilità del sistema Recco. Infine le ultime stazioni hanno riguardato le tecniche correlate all’aspetto di medicalizzazione e messa in sicurezza del sepolto in scenari valanghivi ancora ad elevato potenziale rischio di ulteriore distacco.
La giornata è stata lunga ed intensa e non vediamo l’ora di assistere alle presentazioni in aula e vedere quanto siano in grado di coniugare la pratica con la teoria.

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Cronache dal congresso neve e valanghe – giorno 5

Breckenridge, CO – Venerdì 7 ottobre 2016

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Senza dubbio la direzione di provenienza della tempesta di vento che ha flagellato le Swalbard Islands, prima che la valanga si abbattesse sul villaggio di Longyearbyen, è stata eccezionale. Verrebbe però da dire che “tutto il mondo è paese” osservando come dalle dettagliate analisi ex-post si evince che gli studi del Norvegian Geographical Institute non avevano supportato la scelta dell’amministrazione locale nella decisione di costruire abitazioni nel sito travolto.
Numerose relazioni, in questo quarto e ultimo giorno di lavori all’International Snow Science Workshop, riferiscono di come le istituzioni provvedano con opportune installazioni e programmi di sorveglianza e bonifica a garantire la pubblica incolumità nei siti antropizzati minacciati dal potenziale distruttivo di una valanga. Siano esse strade, ferrovie, comprensori per attività ricreative sulla neve o come nel caso citato, nuclei abitati permanentemente.
Prevedere con accuratezza il grado di pericolo che si dovrà affrontare è pertanto una necessità cruciale. Nonostante si siano consolidati progressi inimmaginabili, dalla costituzione dei primi servizi di previsione, gli addetti ai lavori sono pienamente consapevoli del bisogno di continuo miglioramento. E per sapere dove e come modificare, si deve conoscere cosa e quanto non funziona “al massimo”. È a questa esigenza a cui cercano di dare risposta alcuni studi che, sulla base di dieci situazioni codificate, hanno messo a confronto l’esito formulato da 68 previsori (basati in Canada, Stati Uniti e Nuova Zelanda) e specificamente invitati ad esprimersi a fronte dei medesimi dati disponibili. I risultati della ricerca indicano che per nove dei dieci scenari sottoposti, la differenza nei gradi di pericolo previsti era di almeno tre livelli. E non sempre in favore di sicurezza!
Un metodo per indagare il problema della rappresentatività del grado di pericolo previsto a scala sinottica (i.e. per un’ampia regione del territorio) rispetto a quello constatato a livello locale (i.e. nella singola valle, versante o pendio) è stato messo a punto all’istituto svizzero SLF. Attraverso le segnalazioni raccolte a fine giornata da un selezionato campione di praticanti sul terreno (per lo più guide alpine), una mappa mette graficamente a confronto il grado diramato ufficialmente e quello indicato post hoc per le regioni interessate. Interessanti sviluppi futuri saranno necessari per discriminare, a fronte delle distonie rivelate, quali effettivamente siano da ascrivere ai previsori, quali ai verificatori, una volta bonificati i giudizi da eventuali bias individuali.
L’ISSW si svolge con frequenza biennale, e pertanto, prima della prossima ondata di interessanti informazioni da comprende, meditare e diffondere, ci sarà tempo per approfondire una selezione di argomenti che, riprendendo il motto della conferenza: “l’unione della teoria con la pratica”, gravitano nella seconda sfera e interessano da vicino tutti i praticanti sportivi.


L’incertezza è un segnale di umiltà
e l’umiltà è semplicemente la capacità o la volontà
di imparare.
Charlie Sheen

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Cronache dal congresso neve e valanghe – giorno 4

Breckenridge, CO – Giovedì 6 ottobre 2016

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Dopo la giornata di sopralluoghi sul campo di mercoledì, i lavori in aula sono ripresi con la stessa intensità e voglia di conciliare l’operatività richiesta nella quotidianità e gli aspetti spesso puramente teorici della ricerca scientifica.
Una serie di lavori molto approfonditi sono stati illustrati nella mattinata: l’analisi delle differenti trasformazioni dei cristalli sopra e sotto strati duri/di ghiaccio all’interno del manto nevoso lascia intuire quale sia l’importanza di una valutazione molto più puntuale del gradiente termico rispetto a quanto normalmente considerato; l’utilizzo di termometri non più a contatto ma ultrasuoni per diminuire al minimo l’influenza sulle caratteristiche del manto; l’analisi della variabilità spaziale dell’altezza del manto allo scopo di migliorare la previsione del rischio. Un altro lavoro ha invece cercato di approfondire la formazione dei lastroni misurando l’accumulo o l’erosione e valutando la trasformazione dei cristalli del manto in funzione della velocità del vento.
Dall’istituto svizzero SLF un’accurata analisi statistica sul tasso di mortalità, confinata alla popolazione dei praticanti del terreno d’avventura (sciatori e ciaspolatori), ne rivela una significativa riduzione nel corso nell’ultimo quindicennio. Questa è però una variazione dovuta soprattutto all’enorme aumento del numero totali dei praticanti che frequentano l’ambiente per fini ricreativi. È infatti concomitante nel tempo, l’esponenziale aumento del numero frequentatori che prediligono le ciaspole per le escursioni sulla neve.
Limitando l’esame alla sola popolazione di sciatori alpinisti, si constata invece un tendenza costante nel tempo è paragonabile al rischio cui ci si espone “navigando” nel traffico urbano. Dallo studio emerge inoltre che il profilo associato al maggiore tasso di mortalità è quello dello sportivo maschio, intorno ai 50 anni, che quasi tutti i week end della stagione cerca di andare a farsi una gita: …esperto, attento!
In uno scenario complesso di autosoccorso in valanga, come potrebbe essere quello in cui un solo sciatore/soccorritore si trovasse a dover decidere se tentare la Rianimazione Cardio-Polmonare al soggetto appena disseppellito, ritardando la possibilità di localizzare e scavare il secondo soggetto sepolto (i.e. il terzo della comitiva), si e portati a pensare che la decisione implichi l’ambito dell’etica e della coscienza individuale. Uno studio che si propone di verificare analiticamente quale sia la decisione ottima, ovvero quella che massimizzi il miglior vantaggio per il maggior numeri di beneficiari, dimostra attraverso una simulazione delle possibili combinazioni dei parametri in gioco, come sia raccomandabile somministrare la RCP al primo soggetto per non più di 5-7 min e poi passare alla ricerca del secondo.
Anche i programmi di sensibilizzazione ed educazione della più ampia platea di praticanti, al tema dell’esposizione consapevole al rischio valanga, hanno raggiunto livelli di concezione e realizzazione che nulla hanno da invidiare alle serie televisive: il messaggio è veicolato con immagini di sicura presa. Know Before You Go ne è un esempio concreto, e la relazione che ne ha illustrato i più recenti perfezionamenti apre la possibilità ad uno sviluppo su scala internazionale, attraverso una localizzazione del messaggio.
Ancora una volta la giornata è stata veramente ricca di spunti e contenuti interessanti, vi rimandiamo a domani giornata conclusiva per le ultimissime considerazioni.

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Cronache dal congresso neve e valanghe – giorno 2

Breckenridge, CO – Martedì 4 ottobre 2016

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Nonostante alle rispettabile quota di Breckenridge (circa 2900 m s.l.m.) l’aria sia piuttosto secca, la seconda giornata dell’ISSW si è aperta con relazioni che sono incentrate alla comprensione, modellazione e previsione delle valanghe di neve bagnata. Oltre alla temperatura, l’oggetto degli studi più recenti, è il Liquid Water Content (Contenuto di Acqua Liquida) parametro che esprime sinteticamente il bilancio energetico della copertura umidificata.
Aumentare l’affidabilità della predizione per questo tipo di minaccia, tipicamente molto rilevante per le vie di accesso o le linee di comunicazione, è di estrema rilevanza per quelle comunità ove i provvedimenti di mitigazione del rischio, ovvero le disposizioni di limitazione al transito, sono mal tollerate quando protratte a lungo.
Il pomeriggio ha visto immancabilmente l’analisi retrospettiva degli incidenti che è sempre di grande interesse per l’individuazione degli eventuali errori comportamentali o di giudizio che, se compresi, generalizzati e diffusi, potrebbero essere evitati in futuro. Tra i tre casi esposti in modo molto approfondito e particolareggiato, anche il caso italiano occorso nella Comba di Cheneil.
È sorprendente che fra i dodici testi nord Americani pubblicati nel corso degli ultimi quindici anni, solo l’8% del totale delle pagine disponibili è effettivamente dedicato ad analizzare il cosiddetto Fattore Umano, secondo l’autore di una interessante dissertazione sul comportamento dei frequentatori di terreni d’avventura. Sono infatti almeno tre gli articoli presentati da altrettanti autori. In particolare fra questi spiccano una ricerca sull’impatto dei Social Media nelle scelte durante una gita e una raccolta dei 10 errori comportamentali più ricorrenti registrati in Canada.
Nell’attesa, vale senz’altro la pena raccogliere e riproporre un’esortazione ricevuta da uno degli oratori: “…rallenta e rifletti sulla decisione che stai prendendo!”

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Cronache dal congresso neve e valanghe – giorno 1

E’ iniziato in Colorado l’International Snow & Science Workshop che raduna i massimi esperti del settore.

 

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Breckenridge, CO – Lunedì 3 ottobre 2016.
Conciliare la teoria con la pratica: è il motto che anima lo spirito dell’International Snow Science Workshop. Nell’edizione 2016 che si sta svolgendo a Breckenridge, Colorado, l’adesione a questa missione si coglie fin dalla successione degli interventi del primo giorno di lavori. L’alternanza di temi prettamente scientifici, se non addirittura meramente orientati alla ricerca, con titoli e lavori dedicati all’educazione e alla gestione del rischio nelle attività in ambiente innevato, ne è la concreta declinazione pratica.
Gli studi in ambito scientifico e di ricerca portano a ritenere che il test di campagna più utile per approfondire l’applicazione dei principi della Meccanica della Frattura e spiegare i fenomeni di innesco e propagazione della rottura che conduce al distacco di un lastrone, è ritenuto il Propagation Saw Test (Prova di propagazione dell’intaglio). Studiato con lavori di correlazione teorica-sperimentale, basate su simulazioni numeriche e con estensive osservazioni della variazione di parametri caratteristici misurati direttamente durante prove e rilievi, dove con ingegnosi accorgimenti pratici, si è provveduto ad aumentare progressivamente il carico distribuito che insiste sullo strato debole all’interno del manto nevoso.
Se dal lato scientifico si registra un profondo sforzo per caratterizzare la fenomenologia di innesco e distacco del lastrone attraverso i concetti di Meccanica della Frattura, dall’altro si constata come in alcune realtà non si esita a ricorrere a sapienti forme di storytellig per fare tesoro della fortunosa esperienza di un gruppo di quattro sopravvissuti e intrecciare la loro narrazione sincera ed emozionale per approfondire e ricollegare alle ragioni scientifiche i fatti accaduti.
La profonda convinzione che i più significativi cambiamenti di comportamenti collettivi che si registrano solo in concomitanza di un diverso orientamento culturale, anima i promotori di un’esperienza educativa rivolta agli studenti in età preadolescente. La formazione sistematica diluita nel normale corso di studi conduce a una futura generazione di individui con una cultura del pericolo, informati sul glossario specifico e pronti a praticare le attività ricreative su terreni innevati con più consapevolezza.
Insomma, se la qualità delle portate principali è anticipata dagli “antipasti”, i prossimi giorni di presentazioni sullo stato dell’arte in ambito neve e valanghe offriranno senz’altro materia su cui informare, riflettere ed approfondire…

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Prove sul campo della sonda Avatech SP2

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REPORT  SONDA AVATECH  SP2 SN:SP215500100104      dal 15/02/2016 al 03/04/2016
(firmware:    V-2.1.06 dal 19/03/2016)
MARIANO MELLONI  –   SERVIZIO VALANGHE ITALIANO
Profili  eseguiti / tentati: 107
Profili  riusciti e registrati nella memoria della  sonda: 85
Profili acquisiti dal programma sulla pagina personale Avanet: 80
Profili  Unpublished (prima del 19/03/2016) : 25   (No Location)
Profili Published : 56
Profili disponibili sul sito: 38

CONSIDERAZIONI

I profili sono stati eseguiti, tutti, sul versante sudalpino, Alpi Lepontine,  a quote comprese tra i  1480 ed i 2740 metri slm,  alle diverse esposizioni con prevalenza verso quelle settentrionali, su un manto nevoso molto variabile in quanto a spessore (Hs) tra i 50 e i 320 cm.

L’utilizzo della sonda  si è dimostrato semplice ed intuitivo grazie anche alla possibilità di scelta della lingua e del display sufficientemente dettagliato e ben contrastato anche in condizioni di luce sfavorevoli, la resistenza meccanica della sonda si è dimostrata compatibile con l’utilizzo e non si sono rilevati cedimenti in nessun elemento (questo parametro  andrà verificato a fine primavera/inizio estate con nevi più compatte e croste più resistenti).

Dal punto di vista qualitativo i risultati grafici della prova penetrometrica, nei casi in cui il dato viene correttamente acquisito, ( vedi oltre) sono risultati eccellenti e dettagliati, ottima la possibilità di agire sui 5 livelli di risoluzione grafica ove, il livello nr. 3 risulta  essere il miglior compromesso tra dettaglio e interpretazione.

  • Con spessori inferiori ai 50 cm. (Hs < 50 cm) il profilo non riesce nella maggior parte dei casi, in particolare con nevi a bassa resistenza.
  • Numerose volte viene restituito l’errore di “ sonda non tenuta ferma prima del segnale acustico di fine operazione” pur in presenza di una regolare e meticolosa operazione di esecuzione del profilo.
  • Il gps dovrebbe essere molto migliorato, l’acquisizione risulta difficoltosa già con una visibilità pari ai 2/3 della volta celeste, al 50% risulta impossibile e la sonda restituisce con l’attuale versione del firmware un codice di errore “no location” con l’impossibilità di acquisire il grafico; nella precedente versione del firmware anche in presenza di mancata acquisizione satellitare i dati di rilievo venivano acquisiti, ma in fase di caricamento sul portale Avanet  rimanevano in stato unpublished  e non c’era alcun modo per poterli pubblicare, anche inserendo le relative coordinate topografiche acquisite con altro ricevitore gps.
  • Il difetto di ricezione satellitare risulta penalizzante in quanto la maggior parte dei profili tentati  in canali stretti, o a ridosso di versanti  estremamente ripidi o in avvallamenti accentuati viene normalmente scartato con l’attuale versione del firmware, mentre nella precedente veniva scartato a livello di pubblicazione nel portale internet.
  • Sarebbe necessario visualizzare meglio sul display il corretto aggancio dei satelliti e la fase di funzionamento del gps.
  • E’ capitato numerose volte di dover resettare lo strumento spegnendolo e riaccendendolo dopo una decina di secondi, in quanto il display e la tastiera risultavano bloccati.
  • In una occasione il display non ha funzionato presentandosi con un’alternanza di righe nere trasversali e rendendo impossibile ogni utilizzo della tastiera (vento moderato da N T° -8° C.  sonda tenuta all’esterno dello zaino per oltre 20 min. batterie al litio in piena efficienza)

SOFTWARE E PUBBLICAZIONE

Lo scarico dei dati su smartphone  sia con sistema  Android, sia con sistema IOS, risulta semplice, intuitivo, e sufficientemente rapido grazie alla connessione B.T.

Il portale di interscambio dei dati AVANET è facilmente raggiungibile ma a volte risulta lento nel caricamento delle mappe, in particolare durante l’ingrandimento della mappa e, ancor più frequentemente, in fase di ampliamento della zona visualizzata ( passaggio verso un minor dettaglio).

La possibilità di caricare diversi formati cartografici, la risoluzione di dettaglio, le funzioni di evidenziazione delle pendenze e delle esposizioni, sono strumenti preziosi che rendono molto apprezzabile lo strumento mappa, così come l’evidenza dei particolari selezionati che vengono  riportati ingranditi nella casella alla destra dello schermo.

Per contro andrebbe implementata la possibilità di inserire “a tavolino” i dati che lo strumento non ha potuto caricare in fase di lavoro ( come anzi detto  le coordinate gps, la pendenza, l’esposizione) e ciò modificando oltre che le funzioni presenti sulla pagina web, anche quelle delle app per gli smartphone e il firmware dello strumento impedendogli di scartare  i profili privi di coordinate.

I 22 profili tentati e non  riusciti dipendono principalmente dall’errore  di movimento della sonda ( anche quando questa veniva tenuta perfettamente ferma) e per la mancata ( dal 19/03/2016) ricezione dei satelliti gps  dovuta ad una posizione topografica sfavorevole al rilevamento del sensore gps presente nella sonda.

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Il Servizio Valanghe Italiano all’iniziativa del Soccorso Alpino del Lazio e SALEWA

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Continua la collaborazione tra SVI e CNSAS. Sabato 7 maggio il CNSAS del Lazio e SALEWA hanno organizzato, presso il punto vendita SALEWA a Valmontone, una giornata di educazione alla sicurezza in montagna. All’iniziativa ha partecipato anche lo SVI, rappresentato da Gabriele Stamegna, invitato a parlare sul tema delle valanghe e dei comportamenti in ambiente innevato.

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Servizio Valanghe Italiano su RAI1

Il Servizio Valanghe Italiano, nella persona di Gabriele Stamegna (Esperto Neve Valanghe e vice presidente SVI), partecipa alla trasmissione TV Unomattina su RAI 1 (martedì 15 marzo 2016, ore 9.00) per parlare di sicurezza nella frequentazione della montagna invernale.

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